Paduli di Monte Cornello: storia di un sito protostorico nella conca reatina

Paduli di Monte Cornello: storia di un sito protostorico nella conca reatina

L’insediamento di Paduli si estende in prossimità della zona meridionale  del lago di Piediluco e occupa le pendici del Monte Cornello. L’area, i cui confini sono indicati da un’area pianeggiante che comprende diversi nuclei più o meno vicini tra di loro, è separata dai versanti collinari dell’abitato di Colli sul Velino e da altre zone insediative che si trovano nella zona più a Sud della Conca Reatina. La via di transito è rappresentata dal Passo di Vallagora alla fine del quale si trova il sito in oggetto. E’ lecito ipotizzare anche una via di transito che passasse per Piano di Canale, spessa soggetta ad allagamenti. Lo stesso toponimo, Paduli, ci dà l’idea di zone soggette a impaludamenti, connessi con l’oscillazione di riva della riva dell’attiguo bacino lacustre e che ha lasciato tracce nei terreni di natura limo – torbosa. In queste aree, secondo il Prof. Carancini dell’Università di PG che realizzò le indagini di superficie tra il 1983 e il 1985, si sarebbero sviluppati dei siti, nel corso dell’età del bronzo, che sarebbero andanti via via sviluppando un sistema insediativo preurbano. Possiamo trovare i primi dati sul sito di Paduli in alcune rilevazioni effettuate nel 1930 a seguito di studi condotti per definire l’antica riva del “Lacus Velinus“;  partendo da queste rilevazioni, l’equipe del Prof. Carancini effettuò una prima ricognizione  attraverso indagini di superficie che interessarono aree fatte oggetto di arature continue e scassi finalizzati all’apertura di fossi che delimitavano i campi e ne permettevano l’irrigazione. Molte sono state le spianature del terreno con il suo relativo asporto che hanno permesso l’evidenziazione dei resti di fondi di capanne. La campionatura dei dati acquisiti in questa prima indagine di superficie e quelli ottenuti dalle ricerche condotte dalla Britisch School at Rome nel 1992,  hanno permesso di prospettare delle considerazioni. Nell’ambito dei siti collocati lungo il lago di Piediluco, il sito in oggetto è quello da considerare più importante: per durata, per dimensione, per organizzazione dell’insediamento, per quantità e varietà di reperti ceramici. L’area di dispersione dei reperti può superare i due ettari e il sito dista solo poche centinaia di metri da quello della Bandita che a sua volta si collega, attraverso la tipologia insediativa, in maniera continua ai siti protostorici del bacino di Piediluco. Come anche è situato a breve distanza dal sito di Ventina, presso l’omonimo lago, inserito quest’ultimo in una posizione più defilata ed interna rispetto al bacino di Piediluco perché al collegamento si frappongono delle zone collinari, adatte per i percorsi legati alla pastorizia.

Per quello che riguarda i caratteri e l’organizzazione del sito, i dati delle ricognizioni del 1982/1985 hanno permesso di evidenziare un’articolazione in più nuclei, caratterizzati da aree di terreno carbonioso separate da brevi spazi sterili.

 A Paduli di Monte Cornello si trovano documentate quasi tutte le fasi dell’età del bronzo, a partire dal BM1; il sito ha avuto una durata sino agli inizi dell’età del ferro. I saggi stratigrafici, condotti dall’equipe di Carancini, hanno potuto rilevare una continuità insediativa sostanzialmente stabile e la presenza, per le fasi più antiche, di palizzate lignee erette in ambiente umido che denotano, probabilmente, opere di bonifica forse per consolidare il terreno e quindi dare sostegno alle strutture insediative. Sul terreno più asciutto si è sviluppato l’insediamento delle fasi più avanzate e recenti; nello specifico le fasi iniziali del Bronzo medio 1 e 2 e attestazioni, seppure in quantità meno numerosa della fase del Bronzo recente. Il picco di densità demografica del sito si può ipotizzare nel Bronzo finale che risulta essere ben documentato in tutte le sue fasi. Per lo più scarsi sono i reperti della prima età del ferro; la lunga vita insediativa può essere ricondotta a due motivazioni:

1)                L’ampia disponibilità di risorse per il sostentamento e la produzione agricola e metallurgica ( crf. terreni e acqua );

2)               La posizione topografica: il sito si trova inquadrato al centro di un crocevia strategico tra la conca reatina tramite il Fosso di Vallagora, l’area di Monteleone di Spoleto tramite il Fosso di Leonessa, la Valnerina tramite la Forca dell’Arrone. Inoltre, sin dalle fasi iniziali, la produzione ceramica sembra indicare collegamenti con l’ambiente medio – tirrenico (FACIES di Grotta Nuova e di Cetona), oltre che con ambiti di regioni interne ed adriatiche nelle fasi più tarde del Bronzo finale ed i primi inizi dell’età del Ferro, collegamenti che sono ben inseriti nel contesto della conca velina, di cui sopra.

Nei reperti ceramici rinvenuti a Paduli, nelle campagne di ricognizione del 1982/ 1985, ricorre spesso il vasellame di uso domestico per cucina e stoccaggio di derrate alimentari (crf. olle, dolii, fornelli), per la mensa con una elevata percentuale di vasi potori (in particolare quelli per uso individuale). Ottimamente documentati risultano, rispetto agli altri siti del bacino di Piediluco, gli strumenti per la filatura e la tessitura: si rilevano fusaiole, rocchetti e pesi di vario tipo, databili al bronzo finale e alla prima età del ferro. Occore notare che i rocchetti e i pesi da telaio, possono far individuare la presenza di donne di alto rango o con  caratteri elitari ( v. i corredi di tessitrici nelle necropoli medio – tirreniche), come anche denotate da attestazioni di elementi maschili stanti a significare il prestigio e il potere, nel ripostiglio di Piediluco ( spade, finimenti per cavalli, asce).

Per quello che riguarda le caratteristiche del sito, le ricognizioni effettuata nel 1982/1985 hanno evidenziato un’articolazione in piu’ nuclei, ccaratterizzati da aree di terreno nero carbonioso separate da terreni sterili.

Le due campagne di ricognizione sistematica effettuate rispettivamente negli inverni 2011/2012 e 2012/2013 hanno dato conferma dei risultati acquisiti nelle campagne di ricognizione degli anni’ 80 e ‘ 90 del ‘900 ma hanno ampliato l’acquisizione del materiale archeologico. Si e’ trattato di ricognizioni di tipo totale aveni come obiettivo quello di ricognire metro per metro indipendentemente dall’orizzonte cronologico. E’ questa la sostanziale differenza tra i precedenti interventi  ricognitivi di cui si e’ parlato in precedenza.

Il sito in oggetto, come già evidenziato dalle ricognizioni effettuate tra la prima metà del 1980 e nei primi anni ’90 del ‘900 e confermato dalle ricognizioni condotte nel 2011/2013 dal Dipartimento di Antichità della “ Sapienza “ Universita’ di Roma diretta da Prof.re Iaia e condotte sotto la direzione dall’archeologo C. Virili, è organizzato in due nuclei separati : Nucleo A  e  Nucleo B.  Il Nucleo A è un’area che si presenta  abbastanza oomogenea e ampia costituito da terreno carbonioso, separato da brevi spazi sterili. Qui sono stati rinvenuti numerosi oggetti fittili: vasellame, oggetti legati all’attività domestica come la filatura e la tessitura, materiale poroso come intonaco di capanna e nuclei di concotto.

Rispetto a quest’area di terreno carbonioso c’è la presenza di nuclei più piccoli, forse posizionati lungo un antico letto fluviale che poteva funzionare come  raccordo tra il bacino di Piediluco e un suo braccio meridionale, con uno specchio d’acqua alimentato da sorgenti sotteranee, oggi estinto, posizionato al limite sud della piana, ai piedi delle colline che si ergono nel territorio di Colli sul Velino e che vanno a costituire la barriera naturale tra la piana di Piediluco e quella reatina. In prossimità di questo piccolo bacino si posiziona il Nucleo B: posto all’estremo lembo meridionale di Paduli di Monte Cornello; diversamente dal Nucleo A si presenta con una macchia circolare di terreno scuro di origine carboniosa compatibile con un’unica struttura insediativa e separato dal Nucleo A da una fascia di terreno sterile di natura sabbiosa e privo di materiali. La posizione, presso un’area palustre, posta ai confini dell’insediamento, i caratteri del ritrovamento, il complesso dei reperti provenienti dal Nucleo B, inclusi frammenti di vasi miniaturistici di uso cultuale ed una punta di lancia, lasciarebbero pensare che questa fosse un’area sacrale. La fascia di dispersione dei materiali si è ampliata con le ricognizioni effettuate nel 2013 e si è ipotizzata la presenza di un 3° nucleo i cui materiali sono ancora in fase di studio anche se l’orizzonte cronologico è simile a quello degli altri materiali rinvenuti in precedenza.

Il sito di Paduli di Monte Cornello porta con sé elementi di confronto con luoghi connessi alla sfera cultuale e rituale in aree contigue ( crf. ripostiglio di Piediluco ); si potrebbe desumere che si tratti di un’area sascrale e che potrebbe collegarsi, per vari aspetti, al sistema insediativo sviluppatosi nella piana di Piediluco, forse con riferimento ad altri siti, almeno dal punto di vista socio – politico, come sede di attività di culto e rituali. In tale prospettiva è stato interpretato il ritrovamento della punta di lancia frammentaria, significativa in quanto i rari reperti collegati all’attività metallurgica, provenienti da altri siti, si riferiscono a strumenti per la lavorazione (crogioli; crf. il vicino sito della Bandita ). Potrebbe trattarsi di una offerta votiva? E’ lecito supporlo! Il sito di Monte Cornello potrebbe costituire un luogo significativo nelle vicende che fanno riferimento all’insediamento nel bacino di Piediluco, ed in generale della conca velina, nella distinzione di una fase formativa nel BM 1; di fasi di maturazione e di stabilizzazione del BM 2; di ristrutturazione del territorio e delle aree insediative nel Bronzo recente, attraverso processi che hanno riguardato la conca velina e forse la piana reatina. Tali supposizioni possono essere fatte in base alla comparazione dei dati noti provenienti dai vari siti (crf. rispetto ai siti del lago di Piediluco, le attestazioni del Bronzo recente nei siti di Casa Fonte Giovannone e di Santa Susanna nella piana reatina); infine una fase di sviluppo e consolidamento, nell’ambito del processo di ampliamento del territorio, nel Bronzo finale. Un’ultima fase, conclusiva, si può rilevare agli inizi della prima età del Ferro, collegata con l’arresto dei processi di cui sopra, culminante con l’interruzione definitiva delle attività insediative. A tale fase si riferisce anche il momento di deposizione del ripostiglio di Piediluco, al confine nord dell’insediamento, in riferimento ad un deposito con connotazione cultuale – votiva, celebrato in occasione di un evento decisivo per le sorti della comunità quale può essere stato l’abbandono definitivo degli insediamenti fondati dagli antenati – non solo per motivi connessi all’utilizzo del territorio ( agricolo o pastorale ) – ed il trasferimento in nuove realtà insediative, con riferimento ad aree di aggregazione protourbane.

Bibliografia:G.L.Carancini,  “ Gli insediamenti perilacustri dell’eta’ del Bronzo e della prima eta’ del Ferro: il caso dell’antico Lacus Velinus “ ; Quaderni di Protostoria, PG, 1986; G.L. Carancini,  “ Miscellanea Protostorica “, Roma,1990; G.L. Carancini, R. P. Guerzoni, “ Il popolamento della Conca velina in eta’ protostorica “, FI, 1993.

Articolo a cura di Maria Rita Bianchetti Gruppo di lavoro di indagini archeologiche topografiche della Conca Reatina – Sapienza, Università degli Studi di Roma, Dipartimento di Antichità